La tartaruga e il tempo

Data Pubblicazione:
[27.2.2006]
Autore:
Penna Bianca
TAGS:
Tartaruga, Tempo, Trilussa, Poesie, Romanesco
L'altro giorno ho cominciato a pensare al tempo...leggendo il titolo di un libro che mi è stato regalato per Natale...e che ANCORA NON HO AVUTO IL TEMPO DI LEGGERE. Appunto...non avere tempo...
Ho pensato e pensato...quante volte dico che sono così tanto impegnata da non riuscire a fare una telefonata ad un amico, da non poter andare a vedere la mostra del mio pittore preferito, sentire un concerto, vedere un film con gli amici. Accumulare cose e cose da fare per poi rendersi conto di averne accumulate così tante che alcune sono perse...e su altre siamo oramai fuori tempo massimo.
Le attenuanti che ci diamo? E beh....c'è sempre tanto traffico, una carriera da dover percorrere, una posizione sociale da dover rincorrere, tutte le bollette da pagare e gli straordinari in ufficio da fare...
La scorsa settimana un'amica mi ha inviato questo pensiero per e.mail... un pensiero di Pema Chodron, una monaca buddista. Eccolo:
" Se sapessimo di diventare ciechi la prossima notte, dedicheremmo gli ultimi sguardi a ogni filo d' erba, ogni goccia d' acqua, ogni grano di polvere, ... ogni cosa ".
E se ogni tanto ci fermassimo a rileggere questa frase? Se ce la scrivessimo, come ho fatto tante volte con dei pensieri che appuntavo su un foglietto sgualcito nel portafoglio, e che ogni tanto, quando sono giù di morale tiro fuori e vado a rileggere?
Perché il tempo non è infinito. Ce ne è stata consegnata, regalata...forse affidata una certa quantità, ma nemmeno sappiamo quanta! . E ogni giorno che passa la nostra dotazione di tempo diminuisce...si esaurisce.
So bene cosa significa vivere in una grande città, so bene cosa sia il vortice dei ritmi feroci e soffocanti che trascina appena molliamo la presa.
Ogni tanto però perchè non ci prendiamo una pausa ? Anche solo RALLENTARE senza fermarsi. Così sdraiati a faccia in su a guardare il cielo, le nuvole senza dover arrivare alla "comune meta finale" e non aver mai davvero guardato le stelle come la tartaruga di Trilussa!
Mentre, una notte, se n'annava a spasso,
la vecchia tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co' la casa vortata sottinsù.
Un rospo je strillò: Scema che sei !
Queste so' scappatelle
Che costeno la pelle...
Lo so -rispose lei -
Ma prima de morì vedo le stelle!
(Trilussa)
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