Manca poco alle tre

Data Pubblicazione:
[2.10.2008]
Autore:
Corrado Atzei
TAGS:
Racconti, Italians, Severgnini
Manca poco alle tre. Nei viali adiacenti alla stazione Termini solo le foglie, scosse dalla pioggia, si muovono ritmicamente. Sto tornando a casa. Non ho sonno. Adoro Roma a questora, è come una bambina capricciosa che finalmente dorme.
Accosto la macchina e mi fermo. Mi accorgo di lei, accovacciata sui gradini di un portone in legno, con le braccia che, unendosi, stringono le gambe al petto. Sembra dormire nonostante il freddo e il corpo che ogni tanto ha dei sussulti, come quando si sogna di cadere. Ha i capelli lunghi e sciolti, il vestito sudicio. È giovane. Pochi istanti e si accorge di me. Mi guarda freddamente e io abbasso gli occhi.
Mi sento colpevole, ma non so di cosa. Hai una sigaretta? Mi dice venendo verso di me. Sì, rispondo, mentre penso: che ci faccio qui? Apre lo sportello e si siede accanto a me. Non la mando via. Accende la sigaretta guardando diritto davanti a sé, poi si volta e mi chiede: chi sei? Che ci fai qui a questora? Sei un poliziotto? Mi chiamo Marco, sto andando a casa. Non sono un poliziotto. E tu chi sei? Che ci fai qui? Le chiede la mia voce, ma dentro di me penso
che sto facendo? Perché non me ne vado? Perché sono qui? Mi guarda e i suoi occhi per un attimo si animano. Solo per un attimo. Hai qualcosa da mangiare? No. Non ho nulla.
Mi dispiace. Dentro la stazione ci sono i distributori automatici, mi prendi qualcosa? Va bene. Esco dalla macchina ed entro in stazione. Le prendo da mangiare e da bere. Lho lasciata in macchina con le chiavi inserite. Devo essere impazzito, ma non è quello che invece penso. E strano. Le do tutto quello che ho comprato. Mi ringrazia aprendo lo sportello. Unultima sigaretta Marco
per favore. Tieni il pacchetto. Lo prende
esce
si ferma un attimo. Si volta, mi guarda e dice
io sono Chiara
dovevo sposarmi sei giorni fa
Chiude lo sportello e corre. Scompare in un attimo. Metto in moto la macchina e la cerco. Niente. Ancora un giro. Niente. Sono le quattro. Torno a casa. Perché ancora mi sento colpevole?
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