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Un Giudice - PAROLE IN CORSA 2009

Un Giudice - PAROLE IN CORSA 2009
Data Pubblicazione:

[14.7.2009]

Autore:

Corrado Konrad Atzei

TAGS:

Parole in corsa 2009, Racconti, Temi in Concorso, 90 Righe

 


E’ l’alba e gli occhi evitano le luci con timore.
Il vento gonfia le tende questa mattina di maggio.
Accendo il fuoco sotto la macchinetta del caffè.
Da sempre soffro per svegliarmi. E’ il mio cruccio.
Questa mattina di maggio ancora di più.
Il respiro è ancora quello della notte. Calmo e ritmato.

Penso con orgoglio che ci sono uomini più forti di altri uomini.
Uomini che sono l’essenza pura della terra. Della vita.
Assumono la lotta. E la lotta può trovare soltanto loro.
Uomini migliori che gli altri invidiano, odiano, e infine ammirano.
Uomini che caricano sulle loro spalle il sacrificio…abbassano gli occhi per nascondere il tormento…e vanno…perché sentono che sono loro a doverlo fare.

Il fumo della prima sigaretta mi fa socchiudere gli occhi mentre penso che in fondo questa convinzione è quello che mi resta. E’ la mia buonuscita. La mia eredità.
So che arriveranno da un momento all’altro. So e aspetto. Sono pronto.

Matilde poggia frettolosamente i giornali sulla scrivania guardandomi appena di sfuggita. Anche se vivo solo, la casa è un subbuglio di libri, giornali, fogli svolazzanti e lei ha il suo bel da fare anche questa mattina. La sento mugugnare qualcosa sul puzzo delle sigarette. Lo fa tutte le mattine. E’ come se recitasse un rosario. Lei sembra non sapere.

Quello che avevo deciso alcuni giorni prima non era affatto piaciuto. Sapevo con assoluta certezza che avrei pagato per questo. Avvertivo da impercettibili segni che sarebbe stato quella mattina. I giorni precedenti avevo visto i colleghi guardarmi, parlarmi in modo diverso. In alcuni di loro avevo sentito dal semplice tono delle parole un addio.

Abbottonando la camicia guardo i titoli dei giornali. No n me li aspetto diversi. Leggo e capisco che sono solo.Tre anni prima la strada che avevo intrapreso mi aveva obbligato a lasciarmi dietro tutto quello che di più caro avevo intorno. Anche lei e i suoi occhi.

Gli unici che mi penetravano dentro fino a raggiungermi l’anima e a rasserenarla. -Tu sai quello che mi fai.- queste erano state le sue ultime parole prima di uscire per sempre dalla mia vita. Non l’ho più rivista da allora.

Tra poco accadrà.
Avevo rinunciato alla scorta. Era inutile. Non volevo portare altri con me.Sarebbero arrivati dovunque e non si sarebbero fermati.
Lo sguardo si ferma sulle foto attaccate alle pareti di mio padre e mia madre. In una sono con il grembiule dell’asilo e loro, uno da una parte e una dall’altra, mi tengono per mano mentre piango.
Mi scorre una lacrima, come allora.E loro, come allora, mi sorridono.

Poggiata in un angolo della scrivania la richiesta di mandato di arresto per 48 presunti mafiosi. Il giorno che la depositai in procura sapevo che con quella avrei firmato la mia condanna a morte. Ma era quello che dovevo fare. Era la mia dignità di credere fermamente nella giustizia. Quando vinsi il concorso in procura e accettai l’incarico che tutti prima di me rifiutarono tornai a casa e trovai mia madre seduta sulla sua poltrona marrone.

Mi aspettava sempre così. Quel giorno però si alzò e a fatica mi venne incontro. Mi abbracciò forte. Un abbraccio così non lo ricordavo da quando ero bambino.Mio padre lo vidi che era pomeriggio inoltrato. Entrò in casa e senza dire una parola mi strinse a sè e mi baciò sulle guance. Aveva gli occhi velati dalle lacrime ma non disse nulla. Immaginavo il loro orgoglio e nel contempo la loro sofferenza.

Infilo la giacca, prendo la borsa con i documenti e apro la porta.
Mi soffermo per un attimo, come per voler fermare il tempo, ma è solo un attimo, una piccola esitazione dell’anima, poi mi volto-Buona giornata Matilde…a domani-
-Buona giornata signor Giudice- Scendo le scale a piedi come sempre. Non incontro nessuno.

Presuntuoso testardo. Erano questi due aggettivi quelli che spesso mi attribuivano. Tutti. Sia chi mi stava vicino e mi conosceva bene ma anche gli altri. Penso che in fondo lo sono. Ma è tardi per cambiare. E poi perché?

Senza la mia cocciuta volontà e senza la consapevolezza delle mie qualità non sarei mai riuscito a fare quello che ho fatto. Ma tutto ha un prezzo.Sono le 6.45 e il custode di solito non apre il portone prima delle 7.30. Esco, la luce mi acceca per un attimo.
Il vento ancora più forte muove le cose intorno a me.
Mi incammino verso la procura attraverso la strada di sempre.

Una grande perdita per la giustizia. Un giudice vero. Un uomo retto.
Immagino così quello che scriveranno dopo e stranamente sorrido.
Li vedo venirmi incontro a viso scoperto con le mani in tasca.
Giovani, come può essere un mio figlio, se solo lo avessi mai voluto. Continuo a camminare verso di loro…penso a lei.

A pochi passi da me rallentano…
-Buongiorno giudice-
-Buongiorno ragazzi-
Sento i colpi al petto e un forte calore dentro.
Cado e vedo il mio sangue che mi scorre intorno…è caldo il mio sangue…le luci lentamente più fioche…pochi istanti…le sirene in lontananza…poi ritrovo i suoi occhi.






 Parole in Corsa 2009: il libro
Note del 11/12/2009:
Il racconto di Corrado è stato pubblicato l' 11 dicembre in un libro di racconti intitolato "Parole in corsa".

ll concorso “Parole in Corsa” è nato nel 2003 da Trambus per contribuire alla qualificazione del rapporto tra i fruitori dei mezzi pubblici di Roma e le aziende di trasporto. In questa settima edizione oltre 1500 viaggiatori hanno risposto al bando inviando un racconto breve. Quasi tutti gli scritti sono stati pubblicati sui siti delle aziende. 170 tra i migliori sono raccolti in questo volume. A decretare i vincitori del concorso letterario sono intervenuti in giuria quest’anno tre scrittori: Antonio Pascale, Pulsatilla, Elena Stancanelli. Questo il link del sito: http://www.miligraf.it/ dove è possibile comprarlo.

GRANDE CORRADO!!!!!
 

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