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Questione di cuore

Questione di cuoreData PubblicazioneData:

[25.9.2009]

AutoreAutore:

Rachele

TAGSTAGS:

Cinema, Kim Rossi Stuart, Antonio Albanese, Archibugi

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Dopo anni e anni e anni siamo tornati nelle sale cinematografiche. Capirai co tutti sti dvd mastrizzati. Fresca fresca la recensione della new entry Rachele

Cari amici mi sento di dover scrivere due parole sull’unico film che quest’anno mi ha fatto battere il cuore, niente lacrime, ma una tenaglia aggrappata proprio lì e che, oltre a far male (o bene, non l’ho capito), lascia amare riflessioni cervellotiche dedicate tutte alle mie notti insonni: “Questione di cuore” di Francesca Archibugi

La storia è quella di due personaggi, Angelo, un meccanico che vive al Pigneto con la sua famigliola, (Rossana e i due figli Airton e Perla) e Alberto, uno sceneggiatore di film, mezzo single.

Il caso vuole far incontrare i due in ospedale, durante la fase post di un infarto che li ha presi entrambi; un incontro che fa nascere un’amicizia vera e autentica, di quelle rare amicizie dove non si vive in due, ma ci si ritrova in una speciale unicità dimensionale, intensa e irripetibile (ma perché? Si chiederebbe qualcuno…).

Angelo, interpretato dal magnifico Kim Rossi Stuart, di shakspeariana memoria, nel momento tragico della malattia, tra l’annoso dilemma Essere e Non essere, decide che non c’è. Inizia quindi a vivere sul quel filo sottilissimo di confine che divide la vita dalla morte, ma lui non c’è più, non lotta per sé, anche se quello che c’era di lui continua la sua esistenza. La sua assenza è insopportabile per chi gli vuole bene e lui deve trovare una soluzione: forse il suo unico amico?

Alberto, interpretato da Antonio Albanese, invece, decide di Essere, anzi lui dalla malattia inizia un percorso di guarigione, lui vuole sopravvivere a tutto ciò che lo faceva sentire “spaesato”. Lui, che con le mille domande scruta il mondo (e io non gli sto dietro con le risposte e ad un certo punto mi s’intreccia il cervello), curiosando qua e là negli animi della gente, nelle loro storie e nelle loro scelte (un tipo che, insomma, si fa continuamente i cazzi degli altri), e che ti mette di fronte all’altro te stesso, a quello che vuoi tanto cacciare in fondo in fondo e non farlo uscire mai, perché se lo lasci uscire fa’molto… una fifa da matti! E allora Alberto te lo mette di fronte, faccia a faccia, cosicché lo puoi vedere proprio bene: lo spettro tuo (e proprio tutto tuo) di fronte a te!

Due attori straordinari: emozioni di quelle da mal di pancia, per la loro intensità, sono tutte le espressioni di Kim ( e non è solo opinione mia!), Antonio, invece, buca lo schermo, con i suoi discorsi e le sue domande, che sembrano tutte rivolte a te, ignaro spettatore che non pensavi di dover sopravvivere anche tu!

Bellissima la scena di Kim quando i medici gli comunicano la percentuale del test resistenza (del tutto negativa), momento in cui si percepisce bene la sua trasformazione in “spettro vivente”! Brrrrr… Bellissimi i dialoghi tra i due amici, da quando s’incontrano in ospedale, a quando corrono in cinquecento (mitica!!!), quando parlano al bar del Pigneto, fino al loro decisivo dialogo al lago… Dialoghi autentici ed emozionanti! Bellissima la scena in cui Alberto accompagna Rossana a comprare i vestiti e le dice “io non mi sono mai innamorato, forse l’avrei fatto di Penelope, se però non avesse aspettato Ulisse davanti al telaio” e in quel momento cade precipitosamente per me un mito: Penelope e i Proci??!!! Peggio della rivelazione di Gesù e Maria Maddalena fatta da Dan Brown. Per non dimenticare, infine, la scena surreale che richiama il mitico traghettatore Caronte, e nella quale Angelo, dalla sua barchetta a remi con cui attraversa l’Ade, saluta l’amico e la vita…

Grazie Francesca per questo emozionante film che definirei un capolavoro e in cui hai saputo trattare questioni difficili con una delicatezza unica, capacità attribuibile, penso, solo ad una donna.

Una sola domanda: “Francè ma proprio a Kim Rossi Stuart dovevi fa morì?”
 




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